get in touch © 2018 SCALADIGRIGIO di Jacopo Marzaroli - P. IVA 03382150989. Privacy & Cookies Policy
    post __ No comments

    La brand identity negli anni 80

    Simo76 / 22 Gennaio 2018 / SDG News

    Tutti a bordo della DeLorean, si parte!

    Se vi diciamo anni 80 a cosa pensate immediatamente?
    Spalline, capelli cotonati, sintetizzatori e neon? Risposta esatta!
    Certo gli 80 sono stati tutto questo, ma anche molto di più; l’aggettivo che forse meglio descrive quel periodo storico è “eccesso”.

    Patter e moda anni 80
    Un esempio di pattern e moda tipici degli anni 80

    In quella decade si sono raccolti i frutti delle due precedenti: il boom economico, le contestazioni, il punk, l’inizio delle tecnologie per le masse, eccetera. Tuttavia le suddette decadi avevano una connaturata patina, l’uno grigia e l’altro oscura, di cui si aveva voglia di liberarsi.
    Il benessere economico diffuso, la rinnovata fiducia nel futuro, hanno contribuito a diffondere un senso di allegria e di possibilità d’osare.
    Insomma un’epoca d’oro, seguita poi da decadi di austerità, crisi economica, perdita di potere d’acquisto, disoccupazione e depauperamento dei valori. La voglia di ritrovare quello spirito sbarazzino e naif, ha dato il via, negli ultimi dieci anni, ad un revival che sta investendo vari ambiti, soprattutto quello musicale, cinematografico e della moda.

     

    Postmodernismo e movimento punk

    Parlando di design possiamo dire che le succitate suggestioni hanno dato quella benzina necessaria per sperimentare il più possibile; ecco così che esplodono forme geometriche, colori fluorescenti, pattern improbabili, il tutto mescolato in modo kitsch, eterogeneo ed eccessivo.
    La domanda che allora ci si pone è: ma da dove deriva tutto ciò?
    Le influenze sono naturalmente molteplici, ma le possiamo individuare principalmente in due movimenti e cioè il postmodernismo ed il punk.
    Il postmodernismo degli 80 trova la sua massima espressione nel Gruppo Memphis, un collettivo formato da designer ed architetti capitanati da Ettore Sottsass e con sede a Milano, che ha avuto un’influenza cruciale per la nascita dell’80’s style, seppure la durata del collettivo è stata assai breve.

    PunK Fashion e Memphis Group
    Un esempio dell’estetica punk e di una stanza arredata in stile Memphis

    In linea con la corrente, il movimento ha portato ad una riscoperta di forme ed estetica del passato, infatti rivediamo nei loro lavori

     

    i collage, le forme e la carica sovversiva che sono tratti tipici del Futurismo, i colori e le forme di Mondrian, l’Art Déco, il tutto mescolato con la volontà di diffondere alla massa, in modo banale, non intellettuale, secondo i dettami della Pop Art. Ricordiamo infatti che in quella decade la mercificazione e l’edonismo hanno raggiunto un livello mai visto precedentemente nella storia dell’umanità, portando a compimento alcune delle profezie di Warhol. I materiali utilizzati per le opere sono poveri, essenzialmente plastica e laminato in vetro, in linea con il succitato pensiero.

    Mondrian Lisitskiy Art Deco
    In senso orario: un’opera di Mondrian, una di Lisitskiy ed un esempio di stile Art Deco

    Del movimento punk, apparentemente in contrasto con la massificazione, vengono estrapolati il lato visual dell’estetica eccessiva e kitsch e parzialmente la carica sovversiva, assoggettata però alle dinamiche commerciali.
    L’estetica del Memphis Design genera un effetto virale che contamina tutti gli ambiti del vivere, poiché incarna in modo perfetto quel senso di spensieratezza naif, di spendibilità immediata e del non prendersi troppo sul serio, che tipicizza tutta la decade. Moda, televisione e cinema sono  sicuramente le maggiori espressioni e sintesi di questo “movimento”, ma, restando nell’ambito del design, notiamo come i loghi, i lettering, i visual aziendali e dei packaging, per non parlare della pubblicità in genere, si riempirono di quei colori, di quelle forme e di quei pattern.

     

    Per esemplificare abbiamo scelto di analizzare due loghi che riteniamo essere i più rappresentativi e cioè quelli di Apple ed MTV, vera e propria sintesi dello spirito Eighties.

    L’arcobaleno in una mela

    La famosa mela morsicata coi colori dell’arcobaleno in realtà appare nel 1977 ed Apple dimostra già di essere precorritrice dei trend di lì a poco a venire. Steve Jobs commissiona il restyling all’agenzia pubblicitaria Regis McKenna e del lavoro s’incarica Rob Janoff, uno dei guru del brand design, a cui, tra gli altri, dobbiamo i loghi di IBM, FedEx, Volkswagen e CNBC.

    Logo Apple 1977
    Marchio Apple del 1977

    La valenza del marchio della mela è chiara: trasgressione, rottura con la tradizione, disobbedienza ed individualismo (la Apple c’ha poi abituati a quest’ultimo anteponendo la “I” al nome dei suoi prodotti: Ipod, Imac, Iphone, eccetera). Per quanto concernono i colori, dobbiamo ricordare il background culturale di Jobs, che era stato un “figlio dei fiori” e che quindi portava con sé un bagaglio di valori fatto di libertà, uguaglianza, pace e amore. Secondo Jobs stesso però la scelta dei colori è in realtà stata dettata dalla volontà di rendere il brand più umano e dunque vicino alla gente. La scelta di posizionare i colori caldi al centro permette all’occhio di concentrarsi sul punto focale del disegno e cioè il morso, che rimarca il concetto di trasgressione. Inoltre il marchio sembra sia costruito sul modulo della Spirale Aurea e di cerchi realizzati secondo la successione di Fibonacci, insomma vera e propria ingegneria del brand design!
    Dunque ciò che il brand desidera trasmettere è che chi compra Apple rompe con le convenzioni, afferma la sua individualità, è cool perché al passo coi tempi, ha un prodotto raffinato, di alta qualità e decisamente non per tutti.

    Musica da vedere

    MTV nasce all’inizio degli anni 80, momento storico, come abbiamo già detto, che coincide con l’esplosione delle tecnologie alla portata di tutti e che permette a chi possiede una telecamera, di poter abbinare un videoclip alla propria musica: una rivoluzione epocale. Il marchio viene commissionato al Manhattan Design nel 1980 e l’idea di base è quella di creare qualcosa al passo coi tempi, giovane e che rompa le regole. L’ispirazione si deve al mondo dei Graffiti degli anni 70, o della Street Art, sia quello di stampo popolare, sia quello più colto: Jean Michel Basquiat e Keith Haring in primis.

    Graffito Haring Basquiat
    In senso orario: un graffito nella New York anni 70, Keith Haring, La Gioconda di Basquiat

    Il monogramma è composto da due dei lettering tipici dei graffiti: la “M” monumentale troneggia, come troneggiano le scritte sui muri di New York ed il “TV” più piccolo, decentrato e scritto “a mano” come le firme che gli artisti appongono velocemente in calce alle loro opere. Per quanto concernono i colori la “M” è gialla ed il “TV” rosso, dunque colori caldi, trasgressivi, aggressivi, solari, che ben rappresentano lo spirito frizzante e giovanile dell’emittente.
    La cosa più interessante è la carica sovversiva di MTV, talmente spinta da rompere una delle regole fondamentali del “buon brand marketing”. Se il lettering rimane pressoché sempre lo stesso, i colori variano, presentandosi con pattern di volta in volta diversi, spesso ad hòc per determinati eventi ed occasioni.

    Monogramma Mtv
    Monogramma di MTV

    Sappiamo che il marchio è la summa, nonché il veicolo dei valori e dei significati di un’azienda; argomento delicatissimo, basti pensare che per semplici variazioni stilistiche i i c.d.a. discutono per mesi e l’investimento economico è consistente. Un semplice, anche banale, errore può sfalsare il significato, o rendere irriconoscibile un brand determinandone la caduta (Coca-Cola stai attenta!). Quello che dunque può apparire come un harakiri di marketing, per MTV è stato la chiave del proprio successo.

    Il monogramma dai colori cangianti, talvolta mutaforma, incarna appieno l’essenza naif, veloce, dinamica, edonista e punk dell’epoca.

     

     

    Eccoci arrivati alla fine del nostro piccolo viaggio; certo l’analisi potrebbe proseguire prendendo in esame altri big dell’epoca, soprattutto brand del campo informatico e dell’intrattenimento, ma qua ci fermiamo, è ora di sfilarci gli occhiali a specchio, di riporre la giacca con le spalline e come direbbe Doc:
    “Marty devi tornare indietro con me!”
    “Ma… indietro dove?”
    “Indietro nel futuro!”

    SHARE VIA